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LA FIRMA DELL'EX - Salvatore Aronica: lucchetto palermitano ma...dal cuore azzurro!

Uno dei maggiori simboli della rinascita del Napoli. Dall’Intertoto con Reja alla parentesi Donadoni, fino ad arrivare alle notti magiche di Champions League con Mazzarri in panchina. Un vero gladiatore in campo e fuori, ricordato all’ombra del Vesuvio per il suo grande impegno e per la sua spiccata simpatia. Intercettato telefonicamente dalla nostra Serena Di Capua, Salvatore Aronica ha risposto in esclusiva per GOLCAMPANO.IT alle nostre domande, analizzando il periodo negativo degli azzurri, gli indimenticabili momenti trascorsi a Napoli e l’ambizione di allenare. Ecco le sue dichiarazioni:

 

Una decaduta lenta e dolorosa quella del Napoli. Dal primo posto al sesto, condizionato dagli infortuni a Milik e Albiol, dai rigori sbagliati e soprattutto dagli errori incredibili e inspiegabili in difesa. In un mese e mezzo lo scenario è cambiato del tutto. Le aspettative da vertice si sono tramutate in malumori e mugugni. Come giudichi il calo vertiginoso della squadra di Sarri?

“Credo che gli infortuni siano un alibi che ormai non fa più testo. Alla vigilia di questo campionato nessuno avrebbe mai pensato di puntare forte su Milik per rimpiazzare Higuain, ma alla fine si è rivelata una mossa azzeccata e fortunosa. Il polacco in maglia azzurra ha segnato molti gol importanti ed ora la sua assenza pesa il doppio non essendoci in rosa il reale sostituto. Albiol, invece, sarà sempre importante perché rappresenta un top player per la linea difensiva. In sostanza, era utopia pensare che il Napoli potesse ostacolare e contrastare la Juventus per la vittoria dello scudetto. Nemmeno gli addetti ai lavori ci hanno mai creduto perché i bianconeri, da anni, costruiscono un team forte e competitivo; quest’anno ulteriormente completato e rinforzato con dei fuoriclasse come Higuain, Pjanic, Benatia, ma almeno poter arrivare al piazzamento Champions League e primeggiare insieme alla Roma e al Milan. Questa crisi è dettata sicuramente dagli infortuni ma soprattutto dall’ inadeguatezza della squadra e dalle diatribe che stanno maturando tra il presidente e l’allenatore”.

Il pareggio interno contro la Lazio ha ulteriormente demoralizzato l’ambiente. Il Napoli passa in vantaggio con Hamsik ma Reina dilapida tutto propiziando la rete di Keita. Cos’è mancato al Napoli per agguantare la vittoria?

“Il Napoli era reduce da un trend negativo fra campionato e Champions, pareggiando in Turchia e vincendo solo ai danni di due piccole come Empoli e Crotone. Contro la Lazio, forse è mancato quel piglio di inizio stagione quando il Napoli segnava e non si fermava, cercando sempre il raddoppio per mettere la partita al sicuro. Il fatto stesso che la squadra di Sarri concretizzi poco, fa saltare all’occhio l’incompletezza del reparto offensivo”.

Napoli-Lazio è una partita che evoca un ricordo speciale. Cinque anni fa, lo scontro con i biancocelesti, fu scoppiettante. Rimonta a cardiopalma orchestrata da un super Cavani, autore di una tripletta, che consentì alla squadra di Mazzarri di scavalcare l’Inter e acciuffare il secondo posto. Quali flash-back tornano nella tua mente?

“Fu una partita alquanto rocambolesca. Si giocava alle 12.30, un orario insolito a quei tempi. Ricordo che lo stadio era gremito e faceva molto caldo. Io ebbi quella palla tra i piedi che poi misi alle spalle di De Sanctis facendo sfortunatamente autogol, ma fu proprio il mio errore a darci una scossa. Infatti, da lì in poi, ci fu massimo impegno da parte mia e dei miei compagni e riuscimmo a riagguantare e a superare la Lazio in una gara giocata ad altissimi ritmi. In quella vittoria ci fu tutto lo spirito garibaldino di Mazzarri, il quale non si accontentava mai e cercava sempre di ottenere il massimo”.

Comincia ad essere già d’attualità il mercato di riparazione con quattro nomi in pole position sul taccuino del ds Giuntoli: Pavoletti, Defrel, Kalinic e Zaza. Cercare un attaccante in grado di indossare la maglia numero 9 lasciata da Higuain, può risollevare le sorti del Napoli? Qual è il profilo più idoneo?

“Il Napoli non può accontentarsi di adattare Mertens come prima punta a causa di un infortunio. Una squadra così blasonata come quella azzurra, dalle grandi ambizioni e con una società forte alle spalle che punta ad ottenere la qualificazione agli ottavi di Champions League e lottare in campionato, deve avere in rosa minimo due o tre attaccanti di primo livello. A mio avviso, Kalinic sarebbe il calciatore più adatto per il gioco del Napoli, il quale avendo anche un’esperienza europea, potrebbe dare un ulteriore contributo. Ma, c’è da fare i conti con le proprietarie del suo cartellino, la Fiorentina non avrà intenzione di privarsi del suo gioiellino”.   

In azzurro hai disputato 141 partite tra campionato e coppe, giocando sia in Europa League che in Champions League. Mister Mazzarri, preferiva utilizzarti come terzino sulla fascia sinistra nel suo classico 3-5-2. Un ruolo che ti ha permesso di raggiunge grandi soddisfazioni e traguardi prestigiosi come la vittoria della Coppa Italia nel 2012 contro la Juventus. Quanto ti ha segnato l’esperienza azzurra?

“A Napoli sono stati cinque anni fantastici, coronati sempre da momenti positivi. I primi mesi con Reja poi l’avvento di Donadoni, unica nota stonata per la mancanza di risultati, fino ad arrivare a Mazzarri, con il quale ci fu un trend di successi e di trionfi. Nel periodo antecedente alla finale di Coppa Italia ci davano già per spacciati al contrario della Juventus preposta come vincitrice indiscussa. Quel successo è stato ancora più bello, proprio perché fummo capaci di ribaltare il pronostico ed aggiudicarci il trofeo dopo tantissimi anni”.

Ripercorrendo la tua avventura all’ombra del Vesuvio, con quale calciatore avevi e hai mantenuto, a distanza di anni, un rapporto d’amicizia? Un aneddoto particolare?

“Ho legato tantissimo con Paolo Cannavaro, con il quale tuttora ho uno splendido rapporto. La nostra è un’amicizia speciale che va al di là del calcio. Gli aneddoti calcistici ed extra calcistici sono tanti. Ma, in primis, aver giocato la Champions ad alti livelli in un girone di ferro e di aver superato il turno, è sicuramente il ricordo più bello seguito dalla nascita di mia figlia Greta, avvenuta a Napoli. Spesso quando guardo le sue vecchie foto, rammento con particolare emozione quei giorni trascorsi all’ospedale Fatebenefratelli”.

Quali sono le tue ambizioni attuali? Hai già qualche progetto in cantiere?

“Da un mesetto circa ho concluso il corso a Coverciano, ricevendo l’attestato come allenatore Uefa. Con questa qualifica posso allenare sia il settore giovanile che la Lega Pro, oppure, ricoprire il ruolo di secondo allenatore in A e B. Però, per il momento preferisco dedicarmi ancora allo studio e limitarmi ad osservare gli allenamenti e le partita di squadre come Empoli, Sassuolo e Sampdoria per arricchire la mia cultura. Dopodiché, seguendo i consigli del mio procuratore, inizierò la mia nuova avventura da allenatore”.

I tifosi del Napoli ti portano sempre nel cuore e ricordano con piacere la tua immensa solarità e simpatia. Nel congedarti e ringraziarti per la tua gentilezza e disponibilità, un saluto ai nostri lettori e alla piazza partenopea…

“Saluto i lettori di GOL CAMPANO, gli amici e i tifosi di Napoli, con l’augurio che la squadra possa arrivare in alto perché la gente lo merita tanto”.




SALVATORE ARONICA in esclusiva per GOLCAMPANO.IT

A cura di Serena Di Capua – Riproduzione riservata