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IL PUNTO DI BATMAN - Pino Taglialatela: le esperienze campane, l'esordio con Maradona, l'impegno per i giovani...

Appellativo: BATMAN. Pino Taglialatela non è uno dei tanti, ma un calciatore che ha dato tanto alla piazza partenopea, distinguendosi sempre per umiltà e signorilità. Fantastico il modo in cui, in esclusiva per GolCampano.it, ha analizzato il Napoli attuale, le sue esperienze da calciatore ed i mali del nostro calcio. Ecco le sue dichiarazioni:

  • Il Napoli di Sarri sta vivendo un periodo di crisi e in questi casi l’ambiente partenopeo si demoralizza facilmente mettendo tutti sul banco degli imputati. Particolarmente, i capri espiatori, sembrerebbero essere Pepe Reina, accusato anche in passato di poca lucidità e freschezza tra i pali, con un Luigi Sepe che scalpita in panchina e Lorenzo Insigne, “profeta in patria”, bersagliato più volte dai tifosi sia per le sue giocate poco brillanti che per le sue richieste eccessive d’ingaggio. Cosa faresti se fossi nei panni del tecnico azzurro? Considerando che anche tu hai vissuto sulla tua pelle un momento del genere, quante difficoltà si avvertono quando si scende in campo da napoletano con la maglia del Napoli?

Purtroppo quando si perde a Napoli, come in altre piazze, si cerca sempre un colpevole. Conosciamo tutti il valore tecnico di Reina ed è ingiusto farlo passare per il carnefice della situazione. D’altronde fa parte della carriera di qualsiasi giocatore attraversare un periodo buio, ma bisogna mantenere la calma perché lo spagnolo è una garanzia per l’intero spogliatoio e credo fermamente che sia una cosa passeggera. Insigne, invece, a mio avviso sta pagando la stanchezza fisica del post-europeo che poi aggiunta alle dichiarazioni rilasciate dai suoi procuratori si è creata una profonda spaccatura con la piazza. I tifosi del Napoli sono passionali e non accettano determinati interessi economici, per loro conta solo la fede e la maglia. E’ stata una leggerezza da parte di chi gli sta intorno perché Lorenzo va tutelato e valorizzato, rappresenta uno dei talenti più preziosi del calcio italiano. Indubbiamente quando nell’aria c’è tensione le difficoltà si amplificano e ciò si avverte anche in campo, però, rispetto ai miei tempi, la società attuale è forte e sana per poter risolvere velocemente i dissapori.  Nel calcio, gli ambienti sani sono quelli che aiutano la squadra e l’allenatore a rialzare la testa.

  • Nel 1990 anche tu hai vissuto una stagione da riserva con la maglia del Napoli. All’epoca la porta azzurra era blindata da Giovanni Galli e l’occasione di subentrargli era ridotta all’osso. Quindi, decidesti  di trovare fortune altrove, che con il senno di poi, si rivelò una scelta azzeccata perché il tuo ritorno a Napoli fu glorioso. Dopo il tuo vissuto cosa pensi di suggerire ai tanti portieri che si trovano nelle stesse condizioni di Sepe?

Ho sempre affermato che i portieri in gamba come Sepe non devono rimanere in panchina, ma hanno bisogno di giocare perché altrimenti si tende a perdere la brillantezza. Lui, nel corso degli anni,  ha accumulato una vasta esperienza prima col Pisa in serie B e poi con l’Empoli e Fiorentina in massima serie, ed era più giusto farlo proseguire su questa strada perché possiede le caratteristiche giuste per ritagliarsi un ruolo da titolare. Quindi, ai giovani portieri, consiglio di avere continuità di gioco e di presenze in campo al di là della categoria perché solo in questo modo può aumentare l’autostima e ciò per un portiere è di vitale importanza.

  • Nella tua lunga e gloriosa carriera, oltre al Napoli, hai avuto anche il piacere di vestire le maglie di due squadre campane con una storia di tutto rispetto come Benevento e Avellino, attualmente in serie B. Che ricordi hai di entrambe le piazze? Pensi che possano lottare per un ruolo da protagonista in cadetteria e magari ritrovarsi fra qualche anno a disputare un derby col Napoli in serie A?

Sono due piazze completamente diverse. La mia prima esperienza ad Avellino è stata nel lontano 89’ quando si respirava ancora il sapore degli anni memorabili di serie A, quindi, l’ambiente era infuocato e caloroso, abituato a palcoscenici prestigiosi. In casa Benevento, invece, c’è sempre stato un clima più disteso senza troppe aspettative e finalmente dopo tante annate di purgatorio, è arrivata l’occasione di disputare il campionato cadetto. Auguro ad entrambe di fare il salto di qualità e di ritrovarle fra qualche anno insieme al Napoli in serie A. Sarebbe una bellissima soddisfazione per la Campania.

  • Circa due anni fa hai ricoperto sia la carica di presidente che quella di preparatore dei portieri dell’Ischia Calcio. Una breve parentesi che, però, ti ha permesso di conoscere più approfonditamente la Lega Pro, dopo le tue esperienze da giocatore con le maglie di Palermo e Benevento. Che lezione ti ha lasciato nel tuo bagaglio calcistico? Quale squadra campana di terza serie ti ha colpito in modo particolare?

E’ stata un’esperienza che mi ha lasciato tanto amaro in bocca. Ero partito col presupposto di fondare una squadra basata sui giovani di prospettiva, col tentativo di creare qualcosa di diverso ad Ischia. Un progetto nuovo che potesse coinvolgere anche vari club di serie A per dare la possibilità ai ragazzi di maturare in Lega Pro per poi farli esplodere del tutto in categorie maggiori. Ma, a causa di alcune divergenze con i componenti della società, ciò non è stato più possibile. La Lega Pro è una categoria fatta per i giovani, un’ottima scuola per insegnare il professionismo e non il contrario. All’epoca mi impressionarono, in modo particolare, il Benevento e la Salernitana, due club che risultarono solo di passaggio in terza categoria al contrario della Juve Stabia, dalla quale mi sarei aspettato qualcosa di più, perché non fu in grado di sfruttare le sue potenzialità  e il prestigio della piazza.

  • Giuseppe Taglialatela, meglio conosciuto come Pino o come “Batman", è un nome che non passa inosservato, soprattutto se viene citato a Napoli.  Il cuore dei tifosi azzurri è immenso e riconoscente per tutti quelli che hanno onorato e amato la maglia, ma, soprattutto se hanno scritto la storia del club. Allora come dimenticare il numero uno dei partenopei nei campionati dal 1993 al 1999? Impossibile. Infatti, la piazza di Napoli nutre sempre molta stima nei tuoi confronti perché: “Chi ama non dimentica”. Se dovessi descrivere con un aggettivo i tuoi cinque anni all’ombra del Vesuvio, quale sarebbe? E il motivo?

Unici e irripetibili. La squadra e la città di Napoli sono tutto per me. Sono cresciuto nel settore giovanile del Napoli e maturato sempre con la stessa maglia, vivendo anni di gioia ma anche di amarezze, ma ugualmente impressi  nel mio cuore perché l’affetto che ti dimostrano i tifosi partenopei  è speciale e lo porti dentro per tutta la vita, cosa che non succede in altre realtà del mondo. Ancora oggi, a distanza di tempo, quando entro in una pizzeria, i proprietari, i camerieri o i pizzaioli mi offrono la pizza come gesto di gratitudine e di stima. Credo che questa sia una vittoria per chi come me fa questo mestiere.

  • C’è un episodio che ricordi con piacere quando indossavi  i guantoni per difendere i pali del San Paolo? Oltre alla carriera di allenatore, c’è qualcos’altro che bolle in pentola?

Gli episodi da raccontare sono tanti ma quello che ricordo particolarmente è quando ho esordito col Napoli. Avevo addosso la maglietta con lo scudetto e in squadra con me c’era Maradona e Careca mentre di fronte avevo Baggio e Schillaci. Mi sembrava di stare alla domenica sportiva, non riuscivo a credere ai miei occhi. Attualmente mi occupo solo del sociale, il mio scopo non è mai stato quello di fare carriera. Per me il calcio è finito quando ho appeso i guantoni al chiodo, dopodiché il mio tempo lo preferisco investire sui giovani senza motivi di lucro. Quando ero piccino andavo in campo senza pagare e anche oggi dovrebbe essere così, invece c’è un enorme business attorno ai ragazzi. Non mi piace speculare e trarne profitti dalla gente. E’ ingiusto che le famiglie devono pagare per dare la possibilità ai propri figli di praticare uno sport. Con me i bambini fanno tutto gratis, grazie a dei piccoli sponsor che ci sostengono. Finché si andrà avanti su questa linea continuerò ad andare sui campi altrimenti preferisco stare a casa.

  • La Campania, da anni, sforna numerosi talenti tra cui portieri di spessore. Attualmente tra quelli che militano in serie A: Antonio Mirante, Stefano Sorrentino, Luigi Sepe, Antonio e Gianluigi Donnarumma, chi ti ha impressionato in modo particolare? Tra quelli citati chi, secondo te, si avvicina al tuo profilo?

Sorge spontaneo fare il nome di Gianluigi perché ormai è sulla bocca di tutti, ma bisogna dargli i giusti meriti. E’ un ragazzo straordinario e non è per niente semplice giocare a quell’età a certi livelli. Allo stesso tempo non è facile nemmeno uguagliare la carriera di Sorrentino, molto tortuosa e insidiosa ma nonostante ciò è ancora un bravissimo portiere. Dispiace per quello che è accaduto a Mirante, spero di rivederlo al più presto in campo. Fortunatamente o sfortunatamente il mio è un profilo antico perché  provengo da un’altra scuola. Oggi anche la preparazione atletica è differente, i ragazzi sono impostati in un altro modo. Sono abituati a lavorare più sui piedi che sulla tecnica. Però, devo dire che i giocatori citati fanno bene entrambe le cose.

  • Ti ringraziamo per la disponibilità e gentilezza nel concederci questa bellissima chiacchierata tra passato e futuro. 
    In conclusione, che messaggio vuoi mandare alla piazza partenopea?

Ai tifosi napoletani devo tutto. Se mi riconoscono dappertutto è merito loro. Alla piazza di Napoli non  posso che augurare di rivivere emozioni importanti come quella di una vittoria dello scudetto. Una tifoseria che per quanto sia calorosa dovrebbe vincere un trofeo all’anno. Un saluto affettuoso a loro e a tutti i lettori di GOL CAMPANO.


PINO TAGLIALATELA in esclusiva per GOLCAMPANO.IT
A cura di Serena Di Capua - Riproduzione riservata